VOLONTARIATO E AIUTO INFORMALE SONO ASSOCIATI A UNA MENTE PIÙ LUCIDA NELLA TERZA ETÀ

Fare volontariato o aiutare le persone nella vita quotidiana non è solo un gesto di altruismo: secondo uno studio pubblicato su Social Science & Medicine, queste attività sono associate a una migliore funzione cognitiva e a un rallentamento del declino mentale nella terza età.
La ricerca mostra che non conta soltanto essere impegnati in attività di aiuto, ma anche quanto tempo vi si dedica: aiutare gli altri può diventare una fonte di benessere cerebrale se fatto con il giusto equilibrio.
L’osservazione di oltre vent’anni di dati ha dimostrato che assumere un ruolo di aiuto è associato a livelli cognitivi più alti, e che mantenere l’impegno nel tempo contribuisce a un declino più lento. I benefici maggiori si osservano con un impegno moderato che va dalle 2 alle 4 ore a settimana, mentre l’aumento del tempo dedicato a queste attività non sembra offrire ulteriori vantaggi.
Questo studio rafforza l’idea che la salute cognitiva non dipenda solo da fattori biologici, ma anche dalle scelte sociali e relazionali che si compiono nell’arco della vita. Aiutare gli altri stimola la mente, rafforza il senso di utilità e mantiene attive le reti sociali, tutti elementi cruciali per il benessere mentale e cognitivo.
Le implicazioni sarebbero interessanti anche dal punto di vista delle politiche pubbliche: promuovere forme di volontariato accessibili e sostenibili potrebbe diventare una strategia concreta per favorire un invecchiamento più sano e mentalmente attivo.